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Rugby Grande Milano = Vicinanza, Bissolotti, Viganò, Ballag, Kodio, Missaglia, Celoni,  Pizzocchero, Di Domenico (60’ Viganò E.), Valtorta, Fouiad, Morabito, Puddo, Ponti, Dozzi (55’ Porreca). A disposizione: Fassaino, El Sayed, D’Urbino, Petrella, D’Ambrosio. All.: Achille Bertoncini

Cosmo Haus Rugby Reggio = Puglia, Grassi, Tanzi, Negrete, Russotto, Carbone, Bricoli , De Luca, Marchini (41’ Esposito), Perrone, Delendati,  Bezzi, Lanfredi, Riccardo, Lanzano. A disposizione: Mattioli, Villani, Marchesi, Barigazzi, Coppola, Da Silva. All.: Stefano Mari

Marcatori: 6’ meta Bissolottti nt; 11’ meta mischia Reggio nt; 13’ meta Bissolotti tr Viganò; 28’ meta Negrete nt; 56’ meta Viganò tr Viganò; 59’ meta Negrete tr Bricoli; 68’ meta mischia Milano nt; 73’ meta mischia Reggio tr Bricoli; 80’ meta Celoni tr Viganò.

 

Qualcuno si era illuso che, in virtù della netta vittoria nella partita di andata, sette giorni prima al “Salvarani” (27-12 con punto-bonus grazie alle quattro mete segnate), il ritorno sarebbe stato non più di un semplice lavoro di contenimento delle prevedibili sfuriate avversarie. E invece al glorioso Giuriati, contro un Grande Milano che non ne voleva sapere di rassegnarsi alla sconfitta senza almeno lottare, è stata subito battaglia: certo corretta, sportiva, pulita; ma durissima. Di agonismo, di tecnica, ed anche psicologica. Perchè era pur vero che agli uomini di Stefano Mari sarebbe bastato perdere senza subire quattro mete; ma nel caso ciò fosse avvenuto, tutto il castello di sicurezze sarebbe di conseguenza crollato. Così quando già al 6’ di gioco, l’incontenibile ala Bissolotti, che già aveva segnato a Reggio (senza contare le 25 tacche messe a segno in campionato), è riuscito a fuggire in meta, si è capito che sarebbe stata una partita d’altri tempi: cioè da giocare, da entrambe le parti, con la tecnica ma pure col cuore. E per fortuna questo non è mancato ai nostri, che hanno saputo ribattere colpo su colpo, quasi come in uno di quegli incontri di boxe di inizio ‘900, dove i contendenti pensavano più a darle che a schivarle. Così, lo racconta il tabellino, si è andati avanti un colpo tu, un colpo io, pareggiando ogni volta la marcatura avversaria. A Bissolotti ha così risposto la mischia; al bis del fuoriclasse milanese si è preoccupato di replicare Nicolas Negrete (ieri su livelli stratosferici). E il primo tempo si è chiuso con due mete a testa messe a segno. Stesso copione nella ripresa: avanti il Milano, Cosmo Haus che subito pareggia. Fino al 68’, quando la quarta meta milanese ha davvero riaperto i giochi; a quel punto poteva starci anche il crollo psicologico. Che invece, fortunatamente, non fa parte del bagaglio del grande Cosmo Haus di quest’anno. Le cui armi vincenti sono invece la concentrazione e la sicurezza nelle proprie forze. Con queste è venuta anche la quarta meta reggiana, che ha significato la promozione sicura. Per questo gli ultimi minuti di gara si sono trasformati in una festa anticipata: con Mari che manda in campo, di colpo, l’intera panchina, e gli altri fuori a festeggiare con la tifoseria al seguito (2 pullman più auto private). Ne approfitta Celoni per segnare la meta della vittoria; ma è giusto così. Così com’è doveroso ricordare, in un quadro di voti massimi per tutti, un nome in particolare: quello di Matteo Puglia, grande nell’occasione e artefice di una altrettanto grande carriera. Che proprio ieri, dopo vent’anni di corse e placcate, si è conclusa. Matteo merita questi elogi; che se poi volesse ripensarci, siamo pronti a fingere di non averle mai espressi, per ritirarli fuori dal cassetto tra un anno. 

 

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