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Perfino gli infortunati hanno partecipato alla tappa romagnola della nostra tournee ed in 19 ci siamo presentati alla nostra prima stagionale in quel di Forlì.

La struttura del “ventennio” e l’ospitalità, famosa nel mondo, del popolo romagnolo ci hanno accolto domenica 18 aprile; nel rispetto delle tradizioni, siamo arrivati in pompa magna e con la livrea delle grandi occasioni.
Prima partita all’insegna del bel canto: un’orchestra intonata e sofisticata ha dato luogo a tutto il repertorio di una terra che, collocata fra Verdi e Pavarotti, ha saputo stupire per armonia, accordi, assoli ed impeto corale. Risultato 7 a 2.
Poi hanno deciso loro la musica ed il ritmo vorticoso di polka e mazurka ha messo gli snob orchestrali reggiani nella condizioni di subire gli attacchi di una banda non ben organizzata, ma desiderosa di portare il cuore oltre l’ostacolo. E così perdiamo  3 a 1 la seconda partita.
Nella seconda metà del concentramento, per motivi organizzativi (troppe squadre e pochi spazi) i campi si sono dovuti stringere e dal liscio siamo passati agli stornelli d’osteria, roba che i nostri “maestri” non sapevano neanche esistessero.
Risultato finale: “piadina” batte “erbazzone” o, per restare in osteria, Albana batte Campanone 3 a 2.
Abbiamo portato a casa una lezione importante: abituati a grandi teatri (campo sintetico, spogliatoi da Star, numeri da capogiro) ci siamo trovati a giocare in un campo piccolo e spelacchiato, ci siamo cambiati in una palestra con due sole docce, prestato giocatori alle squadre avversarie.
Una lezione, dicevo: abbiamo portato a casa qualcosa di nuovo, anzi di antico: il rugby è sacrificio e dedizione, cosi come la musica, cosi come la vita. Undici-dodici anni sono già abbastanza per impararlo.
Ad maiora semper!

Charlie p. Commisso

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