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Fin da quando ho memoria il giorno di capodanno, intorno a mezzogiorno, in attesa che si scaldassero gli avanzi del cenone,  mi sono trovato davanti al televisore per assistere al concerto di capodanno, IL “Concerto di Capodanno”.  

“ … Evento di fama mondiale, per la della tradizione musicale viennese, il concerto di Capodanno rappresenta per gli appassionati del genere un appuntamento irrinunciabile: trasmesso dalla Sala d'Oro del prestigioso Musikverein, per l’occasione addobbata con opere d’arte floreali di matrice sanremese, l’esibizione dell’orchestra dei filarmonici annovera un pubblico di oltre un miliardo di spettatori e vanta la messa in onda di emittenti televisive di oltre quaranta paesi. (WIKIPEDIA) … “ 

Dal 2003 con rinato orgoglio nazionalistico la RAI decide di trasmettere due concerti di capodanno.

Quando da bambino guardavo questo spettacolo quello che più mi entusiasmava era il lavoro del maestro e penso che molti di noi almeno una volta abbiano preso una bacchetta in mano per dirigere un immaginario concerto. La similitudine tra un allenatore ed un maestro d’orchestra è fin troppo facile e per questo cedo al paragone ed immagino già i ragazzi ai violini, agli ottoni, ai timpani o le ance sul verde sintetico della canalina.

Ed in effetti  quello che vogliamo dall’U12, ed è quello per cui  insieme a Maccio lavoriamo dall’inizio dell’anno, è un’azione corale continua e costante, strumenti sempre accordati e la musica incalzante di un bolero, di un crescente, o dell’impeto wagneriano.

Con questi pensieri ascolto il concerto di Venezia: ouverture rossiniana ed alcune delle arie più celebri del melodramma ottocentesco italiano;  a seguire quello di Vienna: protagonisti “Sul bel Danubio blu” (J.S.B. figlio) e la “Marcia di Radetsky” (J.S.B. padre). Due tra i diversi modi di interpretare la musica che non dimostrano tratti comuni: di qua si canta, di là si balla; viole, arpe, trombe, piatti si alternano gli uni e gli altri quali protagonisti ed interpreti delle diverse partiture, dove all’impeto di un tenore si contrappone la sottile aria del violoncello.

Apparentemente diversi una cosa li accomuna: l’armonia. E riflettendo su questo scopro che è proprio l’armonia la “chiave di violino”  della nostra partitura, amalgamare ragazzi e ragazze che giungono da noi da contesti sociali e  familiari, tra i più disparati così come diverse sono le origini geografiche e le etnie e, cosi come i maestri sono uniti dalla musica, i nostri ragazzi sono uniti dalla passione per il rugby.L’esercizio continuo e costante, i virtuosismi, l’allenamento come solfeggio e i concentramenti come prove d’orchestra sono tenuti insieme dall’armonia, in campo come negli spogliatoi, per unire un gruppo che domani, come un sol uomo, restituirà emozioni agli spettatori ricevendo in cambio applausi e soddisfazioni.

La fine dell’anno solare obbliga tutti a fare statistiche e bilanci. Anche noi a Reggio non siamo immuni (vedi intervista del presidente) e nel piccolo dell’ U 12 abbiamo anche noi da dire la nostra e, come nelle migliori tradizioni, facciamo parlare i numeri: 31 allievi si sono allenati almeno una volta nel campo della Canalina;  di questi, 26 sono ancora presenti nella classifica che premia le presenze in allenamento e partite.

E siccome i nostri numeri sono anche nomi riporto qui di seguito l’elenco dei giocatori così come nell’ultima classifica:

Gabriele Messori,  Rebecca Braglia , Filippo Braglia, Samuele Morani, Seviour Obasuvi, Alex Moschin, Dylan Crepaldi, Marco Saletti, Ossama Adelmoz, Amro Amin, Giulio Ferrari,  Manuel Moudiab, Andrea Palomba, Matteo Bedogni, Luca Bonacini, Fabio Boni, Di Salvo Joseph,  Tommaso Gennaro, Simone Tonti, Manuel Somrani, Manuel Riccardo, Giacomo Messori, Marcello De Nardis, Irene Messori, Nicola Servillo.

Ecco tutta l’orchestra al completo protagonista di tutto il secolo a venire e come ripetono gli orchestrali viennesi “PROSIT” e buon anno a tutti voi.

 

Charlie p. Commisso

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