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Da "Il Giornale di Reggio - SETTIMANALE" - 14/11/'09

ROBERTO TEGONI

SEMPRE più spesso le società dei più variati sport tendono ad investire nei propri vivai. A volte questi comportamenti sono legati alle necessità economiche, specie in quest'ultimo periodo di crisi finanziaria. Altre volte, invece, si tratta di una vera e propria filosofia, quindi una decisione a priori mirata a far crescere i propri giovani sia fisicamente che psicologicamente, con educatori e magari qualche volontario specializzati in questo.

Un caso particolare lo troviamo alla società dilettantistica del Rugby Reggio Una società che negli anni ha allevato un grandissimo numero di giovani rugbisti, tuttavia guardati -almeno fino ai 12 anni – ancora come bambini e non come piccoli campioni da lanciare nel mondo della palla ovale: è il meccanismo del giocosport che punta ad abbinare il benefit dello sport ai valori educativi che per antonomasia il rugby insegna, vale a dire il rispetto per l'avversario, il rispetto per l'arbitro insieme al suo operato e la concezione di squadra. Un po' il “tutti per uno, uno per tutti” che Dumas ci aveva insegnato con “I tre moschettieri”.

In questi ultimi anni il rugby in Italia è cresciuto a livelli esponenziali, anche grazie ai risultati ottenuti dalla Nazionale italiana in campo internazionale e alla visibilità sempre maggiore garantita dalle televisioni, specialmente da La7 e Sky che nell'ultimo lustro hanno garantito un'offerta sempre maggiore.E in questo periodo nella società cittadina della palla ovale si è verificata una sorta di boom degli iscritti. Da 6/7 anni il numero dei ragazzi iscritti alla scuola rugby (che arriva fino all’under 14) e al settore giovanile si è stabilizzato su buonissimi livelli. Basti pensare che nell’ultimo biennio la società di via Assalini ha potuto contare su ben due under 16, di cui una -partecipante al campionato d’elite- si dice un gran bene. Oltre a questa
Ma se la televisione fa la sua parte, il grosso dell’avvicinamento al rugby è portato avanti dal lavoro svolto nelle scuole primarie e nelle medie inferiori: un’attività che garantisce ogni anno un minimo di 40 tra bimbi e preadolescenti che decidono di giocare per la prima volta a questo sport. Di questi, non tutti scelgono di proseguire il cammino, ma una buona parte continuerà nelle categorie superiori. Altro grande bacino che il Rugby Reggio da anni ha sondato è quello del campo estivo, che ogni estate raccoglie centinaia di bambini e ragazzi di tutte le età.

Merito di tutto questo via vai di bambini spetta a Stefania Maria Giansoldati, responsabile tecnico del minirugby e da anni impegnata nelle scuole reggiane nel progetto di cui abbiamo scritto precedentemente. “Mi ritengo molto soddisfatta dei bimbi che ho –commenta Giansoldati- I bambini vengono qui da noi perché si divertono. Recentemente abbiamo svolto un concentramento a Fiorenzuola dove tutti sono riusciti a giocare, il 28 invece ce ne sarà uno qui a Reggio. L’obiettivo del minirugby è quello di insegnare i fondamentali di questo sport e aiutarli dal punto di vista affettivo a fare ciò, visto che si tratta sempre di uno sport di contatto; tutto deve sembrare un gioco per cercare di sviluppare al meglio le capacità motorie e coordinative”. Così invece Corrado Catellani, referente del settore giovanile del Rugby Reggio: “Il rugby piace ai bambini perché è uno sport un cui c’è la lotta, c’è un pallone, è diverso da tutti gli altri. Solo così certi ragazzi possono dar sfogo alla loro timidezza. Noi cerchiamo di farli divertire, l’aspetto tecnico verrà più tardi”.

 



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