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Da Noceto a L’Aquila

 
“Scusate il ritardo”, avrebbe detto il mai dimenticato Massimo Troisi, ma non sono riuscito a trovare un po’ di concentrazione per scrivere un commento al XV torneo Colla – de Sensi.
Avrei voluto scrivere di una giornata di festa che 26 società (88 squadre) che, da Milano ad Udine, da Jesi a Cecina, da Roma a Benevento hanno condiviso con i pari età del Rugby Reggio e mi sono alzato presto lunedì mattina per scrivere la traccia dell’articolo cavalcando l’onda dell’emozione. Accendo pc e radio quasi contemporaneamente e mentre mi siedo davanti alla tastiera comincio a sentire le prime notizie del disastro: “L’Aquila è stata svegliata alle tre e trenta della notte di lunedì da una scossa di terremoto con epicentro a Paganica….” Le dita si fermano pietrificate, il pensiero vola ai piccoli rugbisti de’ L’Aquila che non più di 12 ore prima correvano con i loro amici sui campi di Noceto.
Avrei voluto scrivere di tutto quello che la macchina organizzativa del rugby Noceto ha messo a disposizione di tutti noi: quattro ettari di terreno di gioco, club house, spogliatoi e pasti sfornati per ore, in continuazione, dai volontari del rugby, birra, salsicce, panini, gelati, uova di pasqua; ma a quell’immagine si sovrapponeva la notizia che lo "Stadio del Rugby Gran Sasso d'Italia" l'impianto che sorge in località Acquasanta e sede dell'Aquila Rugby 1936, uno dei templi del nostro Rugby, si apprestava ad ospitare tende che stanno ancora sostituendo case e ospedali di una città ed i suoi sobborghi distrutta ormai all’80%.
Avrei voluto scrivere di 1200 bambini dai sei ai tredici anni che hanno corso, rincorso, spinto e placcato ininterrottamente dalle nove del mattino fino al primo pomeriggio, ma altri numeri: 50, 100, 150, e poi 1000, 1500, che raccontavano di morti e feriti me lo hanno impedito.
Avrei voluto scrivere di diciassette piccoli reggiani impegnati nei rettangoli di gioco contro forti avversari che ancora una volta ci hanno dato modo di dimostrare la nostra forza ed i nostri limiti; di Giacomo “Jack” Messori messo fuori uso dalla sesta malattia che ha degnamente sostituito il padre nel supporto logistico, di Joseph Di Salvo e Tommaso Gennaro, che si sono sacrificati indossando la maglietta di avversari con meno giocatori, ma non sono riuscito a descrivere queste “eroiche” gesta mentre la voce dello speaker parlava di altri eroi che contro il tempo e su una terra che non ha mai smesso di tremare, a mani nude scavavano tra i detriti per salvare i vivi, curare i feriti o seppellire degnamente i morti.
E’ fin troppo scontato parlare dell’impari lotta tra l’uomo e la natura, ma nello stesso tempo non è mai abbastanza parlare della forza dell’umanità. A questo proposito penso che meriti uno spazio la telefonata di un camionista tunisino che dopo aver portato il cordoglio di tutti gli immigrati in Italia offriva la propria casa: “…faccio il camionista… sono sempre in giro… ho una casa dove passo solo per cambiarmi che può ospitare due adulti e due bambini… ditemi solo a chi devo lasciare le chiavi… c’è anche il frigo pieno…” non è facile immaginare che si possa metter a disposizione tutto quello che si ha a chi non ha ormai più niente ma per fortuna qualcuno ancora lo fa, italiano o straniero che sia.
E per fortuna questo è stato solo l’inizio di una catena di solidarietà che forse può fare dimenticare lo sciacallaggio di quelli che si aggirano con i sacchi fra le macerie per rubare oggetti e di quelli che si aggirano con telecamere fra il dolore per rubare immagini e vantarsi dei picchi di share che sono riusciti ad ottenere. Che si vergognino, gli uni e gli altri!
Avrei voluto, insomma, poter scrivere di una festa, perchè quella di domenica è stata una grande festa, ma la festa ancor di più ci fa ricordare di chi sta male, non ha certezza per il futuro ed ha perso tutto ciò che costruito nel passato. A partire da Lorenzo portiamo con noi il ricordo di quella città e di quella terra che dal 1936 forgia campioni del rugby alcuni dei quali almeno una volta ognuno di noi ha avuto come compagni di squadra e/o avversari.
Vorrei ricordare che sempre di più il geco sta diventando il simbolo del minirugby  Reggio, il geco per noi è la squadra, fatta di testa, zampe e  coda e noi non possiamo fare a meno di nessun pezzo per avanzare, avanzare, avanzare, e quindi usiamo questi momenti di sofferenza e di solidarietà per riflettere sul fatto che tutto il mondo è un geco e se vogliamo “avanzare” dobbiamo aiutare sempre e comunque chi resta indietro e dobbiamo farlo TUTTI.
Buona pasqua.
 
Charlie p. Commisso
 
Ps la fir ha attivato un fondo di solidarietà, per maggiori informazioni visitate il sito www.federugby.it,


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