Archivio News Riduci
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Inserito il 13 gennaio 2009 alle 20:28:00

Ringraziamo sentitamente i due allenatori della Scuola Rugby Charlie Commisso e Stefania Giansoldati per le bellissime emozioni che ci regalano con i loro articoli.

U11 2009 auguri di buon anno
... a tutto ovale ...

Carissimi U11,
immagino che anche voi siate stati coinvolti dal turbinio delle feste di Natale che sono andate via con la Befana ma hanno avuto il loro culmine nel capodanno.
Feste, libagioni, regali e promesse si mescolano ed esplodono come tappi di spumante.
Ma capodanno e' anche il momento dei bilanci: la citta' piu ricca, il sindaco piu buono, la squadra migliore, chi ha fatto piu goal, il guinnes dei primati, gli oroscopi, quelli ai quali ..non dovete credere ma verificare.. come dice il mago che vi vende il libro delle previsioni per l' anno nuovo.
Papa', presidenti, guru e magi si sono alternati tutti davanti (o dietro?) lo schermo della tv e tutti ma proprio tutti hanno detto tre parole: pace, salute, fortuna. Beh non hanno detto male perche di queste cose non ce ne e mai abbastanza.
Ma allora se sono daccordo con loro perche non mi sono fatto prendere dalla euforia del capodanno?
E mentre mi ponevo questa domanda mi arrivavano i vostri auguri, gli auguri degli U 11 che anche nelle vacanza si ricordano del rugby e degli allenatori ed allora ho capito.
Ho capito che siamo speciali anche nel capodanno, ed allora ho capito che il conto alla rovescia meno dieci (si ricomincia), meno nove (saremo in tanti), meno otto (saranno piu volenterosi), meno sette (saranno piu' costanti), meno sei (avranno pi voglia di giocare), meno cinque (li faremo divertire), meno quattro (saranno leali ), meno tre (sportivi ), meno due (corretti), meno uno RUGBISTI
Il conto alla rovescia dell'anno nuovo lavevo gia' fatto a settembre quando sono iniziati gli allenamenti e l'anno nuovo e solo un'altra emozione che si aggiunge all'emozione di un anno, quello sportivo, che per noi da qualche mese ha gia preso il via.
Ma le feste sono sempre le feste, qualche genitore e' in ferie, si fa tardi la sera, cartoni animati a piu non posso, si va a pranzo dai nonni, cose buone e regali, e poi l'albero, qualcuno il presepe, e chi ha feste diverse dal Natale non puo non farsi contagiare dagli altri, si gode una vacanza da scuola e si sente comunque fortunato.
Sarebbe troppo facile dire che tutti dovremmo sentirci fortunati perche abbiamo un tetto di mattoni sulla testa, acqua dai rubinetti, cibo, termosifoni ed elettricita.
Sarebbe troppo facile dire che siamo fortunati perche le esplosioni che abbiamo sentito la notte di s. Silvestro erano esplosioni di festa e non di guerra.
Carissimi U11,
per quanto sia facile, tutto questo e vero, siamo fortunati, e siccome non dovete andare al pozzo per l'acqua, raccogliere legna per il fuoco, accendere candele per leggere, zappare la terra e pascolare armenti per nutrirvi, o rifugiarvi in un bunker per sfuggire alle bombe, vi resta una sola cosa da fare: crescere; e per farlo dovete essere sani e progettare un futuro migliore del presente che vi abbiamo fatto trovare. Bene, provate dunque a mettere a scuola lo stesso impegno che, dall'inizio dell'anno (rugbistico) ad oggi, avete messo negli allenamenti e nelle partite, e portate in campo tutta quella voglia di giocare e vincere che Cocco ed io vi passiamo insieme ai palloni.
Fate tutto questo e vedrete che la fortuna sara' un gioco da ragazzi.
Carissimi U 11,
sonnecchiante sotto qualche dita di neve c'e' un campo che aspetta di uscire allo scoperto solo per farci divertire; nell'attesa Cocco ed io auguriamo a voi ed ai vostri genitori un felice anno nuovo, da trascorre insieme, TUTTI!

Charlie p. Commisso

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Un All Black quando parla delle cose fondamentali della sua formazione spesso racconta di esperienze legate all'infanzia. Fermiamoci a pensare, anche noi la pensiamo cosi'?........
Mi colpirono le frasi di Zinzan Brooke che attribuiva alla mamma, dirigente della squadra scolastica, il sacro imprinting al suo stile di gioco. Prima delle partite ci riuniva - raccontava Brooke - e ci diceva semplicemente: andate in campo e divertitevi. Aggiungeva un altro messaggio: siate gentili quando perdete. Sono insegnamenti che porto sempre con me. Ho imparato da piccolo ad esprimermi con liberta' ed istinto. Un mondo felice vissuto senza assurde pressioni sportive, come sarebbe normale per la maturazione di un bambino. Degli All Blacks a Brooke non importava un fico. Il suo sogno fino a 14 anni stato un altro: vincere il campionato di tosatura dei montoni. Passava i pomeriggi tra lana e pecore nella fattoria di famiglia: pare che sia arrivato a tosarne 300 in un giorno. Solo tra i 15 e i 16 anni ha cominciato a prendere in seria considerazione il rugby. Viene da pensare al nostro mini rugby e ai settori giovanili. Ai troppi allenatori sergenti di ferro, convinti di dover inculcare ai ragazzini la rigida disciplina il comandamento della vittoria. Alle societa' che si vantavano, e purtroppo in certi casi ancora lo fanno, di aver conquistato questo o quel torneo. Mentre dovrebbero essere fiere solo del numero dei praticanti e della loro buona educazione. Penso a quei ragazzini che hanno abbandonato troppo presto, a quei giocatori che lo hanno fatto pi tardi, nel pieno della loro carriera, perche' precocemente logorati dall'agonismo. Ai tanti campioncini di tutte le categorie inferiori che poi hanno scoperto la loro modestia tecnica all'approdo nella massima serie. Se hai uno o due tipi di 10 anni dal fisico oltre la norma pu essere pi facile vincere i tornei. Gli si da' la palla e tutta la responsabilita'. E lui va dritto. dura fermarlo, butta gi tutti. Magari la sua squadra vince la coppa, ma i compagni non si divertono. E il bimbo-cannone non impara a giocare, a passare, a vedere il gioco. Si prosegue all'eta' in cui si comincia a calciare e a piazzare: sul gioco al piede si possono costruire titoli italiani. Ma se si fa solo quello non si apprende il resto. La specializzazione precoce di ruoli e funzioni nuoce al rugbista. Da bambini giusto sbagliare. Imparare a perdere un grande insegnamento. Ci si diverte e si apprende a stare in gruppo. Si fa la scuola di vita. La selezione verra' piu' tardi: chi diventera' un buon giocatore, chi allenatore o dirigente. Meglio ancora un genitore consapevole o un cittadino migliore.


da Il Gazzettino dell'8 dicembre 2008 - Gentile concessione dell'autore



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