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Generale Inverno batte Burocrazia 1 – 0. Ci avevano provato, fino a venerdì sera, gli onesti dirigenti reggiani della Cosmo Haus a convincere la Federazione che non era il caso di far disputare l’incontro con la Capitolina Roma, viste le condizioni del campo della Canalina: neve sopra, e forse questa si sarebbe anche potuta spalare, ma quel che più conta ghiaccio sotto; e cadere su una lastra gelida e forse tagliente non è ancora compreso tra i piaceri della domenica pomeriggio. Ma da Roma, stranamente, perchè altre volte ci si è fidati del consiglio sensato che arrivava dalla periferia, questa volta hanno detto: nein! “ Solo l’arbitro, regolamento alla mano, può verificare le condizioni del campo, all’ora stabilita, e decidere di conseguenza. E poi, non avete anche il nuovo campo in sintetico? Mal che vada si giocherà su quello.” Che poi quel nuovo rettangolo, fiore all’occhiello della dirigenza rossonera (e dell’amministrazione comunale, per dare ad ognuno i suoi meriti), fosse finora stato considerato degno solo di ospitare partite dell’attività giovanile, in quanto leggerissimamente più piccolo delle misure regolamentari, poco importava: eccoti subito sfornata una deroga ad hoc via fax. Tanto rigore per il rispetto delle scadenze del campionato lascerebbe intendere un calendario fitto fitto, senza possibili date di recupero; peccato che a febbraio si giochi una sola volta (a parte un recupero di cui parliamo in questa stessa pagina); e a marzo due; e ad aprile rimarrebbe ancora una domenica: per farla breve, sei domeniche vuote in tre mesi. Una specie di campionato a singhiozzo, un continuo coitus agonisticus interruptus. C’era dunque bisogno di giocare ad ogni costo ieri? Il potere centrale ha detto sì. Per non dire che, anche non volendosi fidare dei suggerimenti in arrivo dalla periferia, ci sarebbero stati modi sensati di verificarne la veridicità, come chiedere lumi – via telefono o pure con quella diabolica novità chiamata da alcuni internet – al Comitato Regionale della FIR, se non addirittura al Fiduciario Provinciale della stessa Federazione (nel nostro caso, il prof. Alberto Rabitti, che abita alla Canalina e il campo lo vede direttamente dal suo appartamento al sesto piano), senza dimenticare la categoria arbitrale, per definizione al di sopra delle parti, e qui potremmo ancora aggiungere che Andrea Poluzzi, arbitro ufficiale FIR, abita a 34 metri dal nostro campo di gioco. Evidentemente non bastava. E nemmeno che gli stessi dirigenti della Capitolina, un po’ più pratici dei loro concittadini della Federazione, avessero telefonato a Reggio, sabato mattina, per chiedere conferma se fosse proprio il caso di partire, viste anche le previsioni meteo (si narra che ormai pare vengano diffuse a carattere nazionale) che dicevano altra neve in arrivo. Aveva un bel da rispondere Ovilio Montanari, da cinquant’anni presente all’altro capo del filo, che lui non sapeva cosa dire, cosa farci e che la disposizione federale era: il regolamento prima di tutto! Per cui, eccoli lì, tutti presenti, ieri, alle 14,30. E qui, dopo tanto scrivere, dobbiamo amaramente ammettere che la Federazione aveva ragione. Cosmo Haus e Capitolina Roma hanno potuto in effetti affrontarsi sul campo: a pallate, mentre il buon arbitro toscano giunto in mattinata da Firenze in mezzo alla tormenta, attendeva la fatidica ora, più gli altrettanto regolamentari trenta minuti, per dire che: sì, mi pare che non sia il caso di attendere oltre. Oggi non si può giocare. A quel punto è stata interrotta anche la battaglia a palle di neve, con i nostri in evidente vantaggio (onestamente, una tenzone improponibile: pare che alcuni ospiti non avessero mai compresso quella strana roba bianca e gelida tra le mani). E poi tutti a casa. Che alla Capitolina questa trasferta, chiaramente inutile fin dalla sua genesi, sia poi costata alcune migliaia di euro (fate voi un po’ i conti: mille km di pullman, albergo per 25 persone e tre tavolate tra pranzi e cene)  è cosa di poco conto. Tanto, mica siamo in periodo di crisi.

Renato ballabeni

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