Cristian Bezzi l'Azzurro Riduci

E ora CRISTIAN e' ritornato a reggio  !!!!


Cristian Bezzi con suo nonno Werter Bezzi , uno dei pionieri del rugby a reggio insieme a Ovilio Montanari, allo stadio mirabello prima di una partita della Majorca con la maglia della nazionale che ha indossato da titolare ai mondiali del 2003 , e , piu' precisamente nella partita contro gli all blacks

 

BEZZI Cristian nato il  13-05-1975 a  Reggio Emilia Ruolo: Seconda Linea

Debutto in Nazionale: 15-02-2003 ITA-GAL 30-22
Debutto in Sei Nazioni: 15-02-2003 ITA-GAL 30-22

  caps cap. punti mete trasf. pun. drop
Nazionale 11 0 0 0 0 0 0
6 Nazioni 5 0 0 0 0 0 0

Nato a Reggio Emilia, Cristian Bezzi si è affermato nella squadra locale prima di passare all’Arix Viadana nella stagione 1999 – 2000. Ha disputato la Student World Cup nell’estate 2000 segnando una meta contro il Giappone ed ha giocato contro il Canada “A” nella vittoriosa partita del novembre 2000 a San Donà di Piave.
Esordio con il Rugby Reggio il 27 - 11 -1995 contro il Sondrio in serie B, qui sotto l'articolo dell'incontro ...



Articolo della gazzetta dello sport del 5 marzo 2007, racconto di Cristian Bezzi raccolto da Mario Pastonesi
Al Flaminio nel 2003: debutto in Nazionale, debutto al Sei Nazioni, debutto con una vittoria. Di quel match ho anche la cassetta ma, giuro, non l’ho mai vista. Per non spezzare l'incantesimo
MILANO, 5 marzo 2007 - Sei Nazioni 2003. Convocato all’ultimo momento, titolare in campo, contro il Galles. Flaminio: un uragano di suoni, colori, facce, parole, emozioni.
All’inno piango.
Per fortuna comincia la partita: meta di Ciccio De Carli, meta di Williams - non l’estremo, né il pilone né la terza, metà dei gallesi si chiama Williams, ma la seconda linea -, meta di Shanklin, meta di Festuccia, gran lavoro della nostra mischia e gran lavoro anche dei trequarti, poi succede di tutto, calci, drop, un’altra nostra meta con Phillips, finché faccio un placcaggio alto, becco un cartellino giallo e vado fuori per 10 minuti.
Ma ne mancano 8, e il Galles sembra a distanza di sicurezza.
Mi dico: "Se perdiamo sarà colpa mia". Proprio all’ultimo istante, nonostante le mie preghiere, il Galles va in meta. Ma vinciamo noi: 30-22.
Entro in campo, abbraccio Aaron Persico, mio compagno di squadra nel Viadana, finiamo in ginocchio e in lacrime.
La festa è mobile: prima in campo, poi negli spogliatoi, infine per Roma, passando da una discoteca a un pub, e da un pub a una discoteca, fino alle 6 del mattino, quando ormai procediamo a quattro zampe, brindiamo con un cappuccino e ci trasciniamo finalmente a dormire.
E’ successo tutto in una partita: debutto in Nazionale, debutto al Sei Nazioni, debutto con una vittoria. Più di così. Di quel match ho anche la cassetta ma, giuro, non l’ho mai vista.
Come se non ne avessi il coraggio.
Non tanto per scoprire qualche difetto, ma come per spezzare l’incantesimo del trionfo, per cambiare la magia della perfezione.
Seconda linea, fronteggiavo quel Williams autore della loro prima meta e soprattutto Sidoli, antiche origini italiane, buon giocatore. In touche ognuno ha vinto le sue, neanche ci fossimo messi d’accordo. Poi Williams, Sidoli e gli altri li abbiamo incontrati nel terzo, quarto e quinto tempo, ed erano a pezzi.
Ricordo Gareth Thomas: faceva pena. Lo guardavi in faccia, e capivi quanta sofferenza lo avesse invaso.
Non è mai troppo tardi per il rugby. Io ho cominciato a giocare a 21 anni: mi ero stufato del calcio, più cane che stopper, volevo fare qualcosa, o pallamano o rugby, ho scelto il rugby perché era all’aria aperta. Viziata, ma aperta.
Un mesetto di allenamenti, un mesetto in seconda squadra, poi ho debuttato in serie B, con il Reggio Emilia.
Incoscientemente, ho sempre pensato di poter, un giorno, giocare in Nazionale.
E ho lavorato tanto per riuscirci.
Ma conquistare tutto in una partita, questo era oltre i miei sogni.
I primi consigli ovali sono stati di mio nonno, fra i pionieri del rugby a Reggio: "Divertiti" e "Non farti male".
Mi è andata bene.
Freddo, acqua e botte neanche li sento più.
E quanto al divertirmi, continuo anche adesso.
Fra la laurea in Ingegneria gestionale e quella in rugby, finora hanno sempre vinto le mischie e le touche. (testo raccolto da Marco Pastonesi)

6/6/2008 Bezzi dà l'addio al Rugby:
Grazie a tutti
Il seconda linea del Montepaschi Viadana Christian Bezzi ha detto "Basta".
Dopo mille battaglie in maglia giallonera e gli undici cap azzurri ha deciso di appendere i proverbiali scarpini al chiodo.
Di seguito, il suo saluto speciale a quanti in questi anni gli sono stati vicini.
Grazie…
Inizio ringraziando tutti gli amici che sono venuti in questi anni allo stadio a tifare Viadana, in modo particolare i magnifici “Miclas”, che hanno sofferto e gioito con noi giocatori di partita in partita di stagione in stagione, come in un’unica grande famiglia!
Vorrei annunciarvi, e non immaginate quanto sia difficile, il mio ritiro dal rugby professionistico. Sono veramente orgoglioso di aver giocato per il Rugby Viadana e soprattutto di esserne stato il capitano.
Qui ho passato un periodo stupendo della mia vita e dopo 8 stagioni insieme
posso dire di essere maturato sia come giocatore ma soprattutto come uomo.
È stato bello vedere come nel tempo il club sia cresciuto fino ad essere
il migliore d’Italia grazie all’instancabile lavoro di tutti a partire dal primo
dirigente fino ad arrivare all’ultimo volontario, e mi piace pensare che
forse anch’io ho contribuito come tutti Voi a realizzare questo sogno…
Vi saluto e vi abbraccio tutti!
Forza Viadana!
Cristian Bezzi



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